giovedì 29 agosto 2013
BIOENERGETICA E RICERCA DI SENSO 2°
Dunque, come abbiamo visto, Lowen unisce "felicità", "consapevolezza" e "crescita" nella frase riportata all'inizio del mio contributo. Rileggiamola: "La felicità è la consapevolezza della crescita." E la "crescita" è quel processo che ha come mèta la "saggezza", ci dice più avanti: "La vita è un processo di crescita che...finisce nella somma di esperienze che chiamiamo saggezza."
La saggezza ha a che fare con l'agire sia nel mondo relazionale esterno sia nel mondo relazionale interno. Questo è un punto molto importante. Mi sembra, infatti, fondamentale sottolineare la connessione tra la saggezza e l'agire perché, spesso, quando si evoca questa parola vengono in mente immagini statiche di persone in meditazione.
La saggezza è la nostra guida. Tutto ciò, in Bioenergetica, si caratterizza come la capacità di mettere in relazione gli opposti in questo nostro mondo occidentale, facendo rinascere dalle nostre radici occidentali questa capacità, perché solo noi sappiamo di cosa abbiamo bisogno e di come possiamo trovare davvero soddisfazione.
La Bioenergetica ci aiuta a prendere coscienza di noi in quanto occidentali, e a cercare di risanare le nostre ferite. La ricerca di senso, in Occidente, infatti, ha sue proprie caratteristiche.
La Bioenergetica fa parte del vasto movimento socio-culturale che ha preso su di sè il carico di farsi coscienza critica dell'Occidente. In questo è, a sua volta, profondamente coinvolta nelle vicissitudini dell'Occidente. In questo sta la sua pregnanza e la sua sfida.
L'Occidente ha un profondo bisogno di rifondare la propria identità attraverso una riflessione coraggiosa su di sé e sulla necessità di porre l'etica al centro dell'attenzione individuale e collettiva. Nessuna delle "tribù occidentali" (1) si può esimere da questo imperativo, pensandosi fuori dal gioco delle responsabilità, responsabilità rispetto al passato ma, soprattutto, rispetto al futuro.
Siamo, infatti, tutti/e figli/e dell'ideale baconiano che sta alla base dello sviluppo scientifico e tecnologico, e che ha trovato nell'Illuminismo il suo motore di propaganda. Il programma baconiano di orientare il sapere verso il dominio della natura si è rivelato pericoloso perché affermando che "Sapere è potere", lasciava fuori da questa equazione un terzo termine, il dovere, ovvero, la dimensione etica, la dimensione della relazione e della responsabilità, sia nel mondo relazionale interno sia nel mondo relazionale esterno. Nel mondo relazionale interno, poneva la ragione al di sopra del sentire, nel mondo relazionale esterno, non dava limiti al "fare".
Ci ritroviamo, oggi, tra tendenze al distacco dalla realtà e tendenze ad un criticismo che non fa che dividerci, tendenze che convivono fuori e dentro ciascuno/a di noi, e fanno cortocircuito.
Con le parole di un filosofo, Hans Ionas, possiamo dire che, oggi, paradossalmente: "...abbiamo tanto più bisogno della saggezza quanto meno crediamo in essa." (2), a causa del cortocircuito suddetto. E sempre con le parole di Ionas possiamo dire che la saggezza che ci necessita si fonda sull'umiltà: "...un'umiltà indotta, a differenza che nel passato, non dalla limitatezza,ma dalla grandezza abnorme del nostro potere, che si manifesta nell'eccesso del nostro potere di fare rispetto al nostro potere di prevedere, di valutare e di giudicare." (3)
Ci vuole consapevolezza e creatività per cimentarsi in quest'impresa di rifondazione.
Continua....
venerdì 5 luglio 2013
BIOENERGETICA E RICERCA DI SENSO
"LA FELICITA' E' LA CONSAPEVOLEZZA DELLA CRESCITA."
A. Lowen (p.26)
Cosa intendiamo in Bioenergetica per "CRESCITA"?
La riflessione su questo termine può aiutarci a mettere a fuoco come si articola la RICERCA DI SENSO in Bioenergetica.
Cominciamo col dire che in Bioenergetica la RICERCA DI SENSO ha profonde RADICI ORGANICHE E ISTINTUALI:
"La vita è un processo di crescita che comincia con la crescita del corpo e dei suoi organi, passa per lo sviluppo delle ablità motorie, l'acquisizione delle conoscenze, l'estensione delle conoscenze, l'estensione dei rapporti, e finisce nella somma di esperienze che chiamiamo saggezza.
Questi aspetti della crescita si sovrappongono, perché la vita e la crescita avvengono in un ambiente naturale, culturale e sociale." (p.26)
Continuiamo con la definizione dell'esperienza della CRESCITA, nel suo insieme, in Bioenergetica, come di un PROCESSO punteggiato da esperienze durante le quali sperimentiamo l'ampliamento della COSCIENZA abituale e un allargamento dell'ORIZZONTE usuale:
"E questo processo, pur essendo continuo, non è mai uniforme. Ci sono periodi di livellamento, in cui si assimilano le esperienze e l'organismo si prepara per una nuova ascesa. Ogni ascesa porta a un nuovo culmine ("peak" in inglese), e crea quella che chiamiamo 'PEAK EXPERIENCE', in italiano ESPERIENZA DI VETTA.* Ogni ESPERIENZA DI VETTA, a sua volta, deve essere integrata nella personalità: solo così potrà esserci una nuova CRESCITA, e l'individuo giungerà alla fine a una condizione di SAGGEZZA." (p.26)
La CRESCITA consiste nel progressivo e integrato aumento delle CONNESSIONI all'interno della persona e con il suo ambiente umano e naturale, attraverso fasi di vetta e fasi di livellamento.
All'interno della persona, le connessioni-integrazioni avvengono tra la mente, il cuore e l'istinto, correlati alle tre parti fondamentali del corpo - testa, torace e bacino -, grazie all'integrazione delle due forme-base dell'energia e dell'agire:
- l'energia nella sua forma centrifuga (= 'lontano dal centro'), o aggressività, intesa nel senso etimologico di 'movimento verso l'esterno', per raggiungere degli obiettivi nel mondo relazionale esterno;
- l'energia nella sua forma centripeta (= 'verso il centro') o fusionalità, movimento verso l'interno per raggiungere obiettivi relativi al mondo relazionale interno.
La Bioenergetica è dedicata ad aiutare le persone a prendere coscienza del proprio PROCESSO DI CRESCITA e a perfezionarsi nel gestirlo.
La Bioenergetica è dedicata altresì a reintrodurre nel mondo occidentale un progetto esistenziale ed una visione della vita basati sull'idea di TOTALITA', per risanare la frammentazione e lo sradicamento che causano il diffuso disagio umano.
L'idea di TOTALITA' è la fonte della SAGGEZZA, a cui accennava Lowen nel brano citato sopra. Infatti, la SAGGEZZA è la capacità di percepire ORDINE E ARMONIA ad un livello di esperienza posto oltre la CONFLITTUALITA', in questo modo non la nega, ma la posiziona in un contesto più ampio. Allo stesso tempo, la SAGGEZZA comprende in sé le azioni atte a gestire la CONFLITTUALITA', in modo da dare SENSO.
Dunque, l'individuo è visto e trattato come una TOTALITA' e il suo ambiente, sociale e naturale, è altresì visto e trattato come una TOTALITA'. Queste due TOTALITA' sono sempre in relazione tra loro e si specchiano una nell'altra. Da ciò deriva un profondo SENSO DI CO-APPARTENENZA.
La CRESCITA è in stretta relazione con il SENSO DI CO-APPARTENENZA.
Il modello bioenergetico della CRESCITA si basa sui ritmi e sui cicli naturali della vita, che sono anche il fondamento della nostra vita individuale. L'idea di CRESCITA, infatti, in Bioenergetica, è sempre correlata all'idea di VITA, come nel brano sopra citato. E la VITA è caratterizzata dal rapporto tra forze opposte-complementari che si relazionano e si alternano. Dunque, si tratta di pensare in termini di maggiore o minore presenza di una delle due forze, e della relazione tra di esse, piuttosto che in termini di "aut/aut", o una o l'altra. Si tratta di lavorare, sia a livello cognitivo che esperienziale, con le POLARITA':
"...sono giunto alla conclusione che non esiste una chiave unica in grado di aprire le porte del mistero della condizione umana...oggi penso in termini di polarità." (p.23)
In questo senso, la Bioenergetica recupera una capacita' di pensare che l'Occidente ha sacrificato al pensiero analitico-strumentale tipico della tecno-economia. Questo tipo di pensiero non è sbagliato in sé, ma deve avere un ruolo circoscritto alle realizzazioni concrete ed essere inserito nel contesto di una visione d'insieme. La visione d'insieme rappresenta per noi esseri umani un bisogno vitale, in quanto dà una direzione e una radicamento al nostro esistere. La visione d'insieme risponde alla DOMANDA DI SENSO sempre più diffusa nel nostro tempo.
Inoltre, la Bioenergetica con il suo studio approfondito della condizione esistenziale occidentale fornisce esperienze particolarmente adatte alla cura del disagio proprio dell'Occidente moderno. Disagio che, peraltro, a causa della globalizzazione, si sta diffondendo al pianeta intero. Anche in relazione a ciò, si tratta, oggi, di adeguare la Bioenergetica ai tempi attuali, sviluppando la sua parte 'evolutiva', accanto a quella 'riparativa'.
Le citazioni provengono tutte da "Bioenergetica" di A. Lowen, Feltrinelli editore, Milano, 1991.
* Ho preferito la dizione "esperienze di vetta", che è entrata nell'uso comune, al posto di quella usata nella traduzione italiana che riportava "esperienze estreme".
L'uso delle maiuscole è una mia scelta per evidenziare alcuni concetti.
(continua)
giovedì 1 marzo 2012
LA CICLICITA' (5a e ultima parte)
Dal campo della cronobiologia è quasi 'naturale' passare, ovvero, ritornare adesso al campo dell'esperienza della ciclicità, e vi propongo di farlo attraverso la storia di due pratiche corporee di cui posso fornire testimonianza diretta: l'osservazione del ciclo mestruale attraverso l'autovisita ginecologica nei gruppi di self-help femminista; il filone corporeo in psicoterapia, in particolare, l'approccio denominato "Analisi Bioenergetica" fondato da Alexander Lowen (1910-2008) negli anni '50 del secolo scorso.
Nell'ambito del movimento femminista degli anni '70-'80, del secolo appena trascorso, prese forma, a partire da un gruppo di donne di Los Angeles, una pratica per la riappropriazione della propria corporeità sessuata, che si basava sull'imparare ad usare lo speculum, il divaricatore delle pareti vaginali, e con l'ausilio di una semplice torcia e di un comune specchietto a due lenti - una normale ed una ingrandente - osservare lo stato e i cambiamenti ciclici della vagina e del collo dell'utero, da sole e in gruppo.
Per descrivere che cosa ha significato quella pratica che, in un certo periodo, divenne quasi il crisma dell'appartenenza al movimento femminista, in particolare a Roma, si possono fissare alcuni punti:
- rinnovamento e completamento dell'immagine corporea attraverso la percezione visiva dei genitali esterni e interni e, quindi, incremento della percezione cenestesica (autopercezione interna) degli stessi;
- sviluppo del senso di integrità psicofisica;
- sviluppo del senso di padronanza psicofisica;
- rinnovamento della propria identità sessuata in senso positivo con aumento dell'autostima;
- rinnovamento in senso positivo dell'identità collettiva di donne, attraverso la sperimentazione della condivisione e del rispecchiamento con le altre donne del gruppo di self-help;
- esperienza vissuta della ciclicità come valore e come fondamento dell'identità non solo femminile, anche se nelle donne più evidente e direttamente connessa alla vita e alla sua perpetuazione.
Dal punto di vista sociologico, si può affermare che si trattò di un evento assolutamente eccezionale, nell'Occidente moderno, di intimità corporea tra donne - in maggioranza altamente scolarizzate e integrate nella cultura moderna -, intimità finalizzata alla conoscenza e al sostegno reciproco, simile, quindi, ad esperienze rilevabili solo in culture tradizionali, o in subculture all'interno dell'Occidente, anche se, ovviamente, in forme diverse. Quest'esperienza eccezionale fu resa possibile dalla funzione 'contenitrice' del movimento politico delle donne. Il movimento politico delle donne ebbe un ruolo indispensabile di contenitore psico-spcoale nelle due direzioni, esterna ed interna: verso l'esterno, come protezione rispetto a paradigmi valutativi ufficiali fortemente contrari; verso l'interno, come protezione rispetto all'intensità e alla complessità emotiva dell'esperienza della corporeità sessuata condivisa. E' importante che di tale esperienza non solo rimanga memoria, ma che venga considerata e studiata come un evento di particolare importanza dal punto di vista socio-psicologico, non soltanto per quello che riguarda la storia del movimento politico delle donne.
Per quello che riguarda l'Analisi Bioenergetica, si può dire che si tratti del più importante approccio psicoterapeutico a mediazione corporea. Approccio fondato negli anni '50, del secolo scorso, negli USA, da Alexander Lowen, allievo di Wilhelm Reich, colui che teorizzò l'identità funzionale tra psiche e soma - considerandole due manifestazioni della stessa essenza - ed aprì così la strada alla prospettiva psicosomatica. Reich si era staccato dalla scuola psicanalitica freudiana, sostenendo che la "via regia" all'inconscio, ancora più che i sogni e le libere associazioni, fosse il linguaggio corporeo e, in particolare, lo studio delle vicissitudini della respirazione e della posturalità. Lowen proseguì su questa linea che aveva introdotto la corporeità vssuta, e non solo oggettivata, nell'ambito psicoterapeutico, sviluppando ulteriormente l'esperienza della ciclicità vissuta, come modello "naturale" per l'autoregolazione energetico-emozionale. Nella sua lunga vita di lavoro, Lowen è arrivato a definire un modello di identità adulta, in senso psico-corporeo, basata sulla corporeità e sulla ciclicità, per radicare le persone nel loro ambiente naturale e relazionale. La piccola esperienza sul respiro e la posturalità, che vi ho proposto all'inizio di questo incontro, costituisce un primo approccio al concetto di grounding, ovvero, al radicamento nei ritmi naturali e nel pianeta Terra, che caratterizza l'Analisi Bioenergetica.
Desidero terminare sotto il segno di Venere, perchè credo sia il "mitema" collegato alla ciclicità, intesa come ricerca di proporzioni e di connessioni armoniose. Lei nasce dalle onde del mare, contenuta in una conchiglia! Concludo, dunque, nel suo nome dopo aver passato in rassegna una quantità di oggetti, di simboli, di azioni che, da sempre, sono considerati pertinenti alla Dea, come mele, rose, conchiglie, onde, stelle a cinque punte, danze sinuose, i genitali femminili, l'onda del respiro e l'onda del sangue, il messaggero di Eros.
BIBLIOGRAFIA
Adriana Cavarero e Franco Restaino, "Le filosofie femministe", B.Mondadori, 2002
Roberto Ciancarelli e Stefano Ruggeri, " Il teatro e le leggi dell'organicità", Dino Audino editore, 2005
Alberto M. Cirese, "Cultura egemonica e culture subalterne", Palumbo ed.re, 1973
Mircea Eliade, "Trattato di storia delle religioni", Boringhieri, 1992
Anna Ferraris e Alberto Oliverio, "I ritmi della vita", Editori Riuniti, 1983
Marija Gimbutas, "Il linguaggio della Dea", Venexia, 2008
Livia Geloso, "Grounding e integrazione della personalità", Congresso EAP 1997, e "Il fuoco della vita", Corso Counselling Siab Catania 2005, disponibili sul sito www.bioenergetic.it; altri testi collegati sono disponibili sul blog: www.liviageloso.blogspot.com
Mario Livio, "La sezione aurea. Storia di un numero e di un mistero che dura da tremila anni", BUR, 2008
Alexander Lowen, "Bioenergetica", Feltrinelli, 1991; "Espansione e integrazione del corpo in Bioenergetica. Gli esercizi", Astrolabio, 1979; "Il piacere", Astrolabio, 1984
Giacomo Marramao, "Minima temporalia. Tempo, spazio, esperienza", Luca Sassella Editore, 2005
Luciana Percovich, "La coscienza nel corpo. Donne, salute e medicina negli anni '70", Fondazione Elvira Badaracco-Milano e Franco Angeli Editore, 2005 (si può richiedere alla Fond. Badaracco: fondbadaracco@mclink.it)
Max Scheler, "L'essenza della filosofia", Rubbettino, 2001
Maria Zambrano, "Verso un sapere dell'anima", Cortina Editore, 1996
LA CICLICITA' (4° parte)
"Ogni creatura terrestre, dagli organismi composti di una sola cellula all'uomo, raggiunge quegli stadi che garantiscono la sua sopravvivenza e quella della specie, grazie a dei cicli di attività e di comportamento adatti al proprio ambiente di vita. Alcuni di questi cicli, come la fioritura delle piante, le migrazioni degli uccelli, il ritmo sonno-veglia, ci sono familiari. Altri, invece, sono poco noti o addirittura sconosciuti, ma sono necessari a mantenere quell'equilibrio che è alla base della sopravvivenza. (...) l'esistenza degli organismi viventi è scandita da ritmi temporali che consentono di accordare le funzioni degli organismi stessi con le variazioni periodiche dell'ambiente esterno." Così leggiamo nel saggio divulgativo redatto da Anna Ferraris e Alberto Oliviero, "I Ritmi della Vita". I sincronizzatori esterni fondamentali sono il Sole e la Luna, ma la capacità di darsi un ritmo è endogena, forse, situata nel nucleo delle cellule. "La rotazione della Terra intorno al proprio asse (giorno solare) e la sua rivoluzione attorno al Sole (anno solare) regolano i mutamenti di luce sul nostro pianeta: da qui lo stretto rapporto dei ritmi con la temperatura, col tasso di umidità dell'aria, con la pressione atmosferica e con l'intensità delle radiazioni cosmiche. I venti solari del flusso e del riflusso, l'attrazione lunare, le variazioni annuali sono gli elementi esterni considerati fondamentali che, ripetendosi (forniscono) le basi del ritmo principale del mondo vivente." Così si esprime Gino Baratta, rispetto al tema "Ritmo", nell'Enciclopedia Einaudi (p. 185) e continua alla pagina seguente:"...i ritmi di alternanza di luce e di tenebra, oltre ad essere sincronizzatori, sono anche un eccitante universale. Ritmi di flussi e di riflussi, legati all'attrazione del Sole e della Luna sono alla base dei calendari e delle bussole del mondo vivente. Esiste una profonda comunanza d'organizzazione dei processi fisiologici nel tempo presso gli uni- e i pluricellulari, compresi gli animali superiori e l'uomo. Il medesimo sistema di organizzazione prevede la coincidenza della durata dei ritmi biologici circadiani e stagionali con la durata dei cicli geofisici corrispondenti." E ancora, sempre a p. 186:"Ciascun organismo presenta una molteplicità di processi ritmici i cui cicli sono di differente durata: tanto più l'organismo è organizzato, tanto più complessa risulta la struttura dei suoi ritmi." Gino Baratta ci introduce alla definizione biologica di ritmo (p. 186):"Il ritmo esprime la frequenza di un fenomeno periodico, che ha un carattere ondulatorio, nel quale i massimi e i minimi si ripetono a intervalli regolari. L'intervallo tra due massimi e due minimi esprimerà un ciclo che, a sua volta, presenta una fase ascendente e una fase discendente."
Torniamo, ora, al testo di Ferraris e Oliverio per la definizione di ritmo biologico (pp. 14-15-16):"(Si definisce "ritmo" in senso biologico) Qualunque evento che si ripete a distanza di tempo, sia esso il sonno, l'aumento della temperatura corporea, il pasto o il ciclo mestruale, può essere descritto come 'ritmo'. Il ritmo può ripetersi con regolarità: in questo caso oscilla. Il tempo richiesto affinché ogni oscillazione compia un ciclo completo è detto 'periodo', sia che si tratti di un secondo, di un'ora, di un giorno, di un mese o di un anno, ecc. Il periodo viene rappresentato dalla lettera greca "tau": tau può essere il tempo intercorso tra i picchi di due temperature o tra l'inizio di una mestruazione e quella successiva; può anche essere rappresentato con un giro completo di 360°. Il periodo di un giorno è di 24 ore, il periodo di un ciclo mestruale è di circa 28 giorni. Si chiama 'frequenza' di un ritmo l'inverso del periodo: 1/tau; più lungo è il periodo, più bassa è la frequenza. La temperatura corporea ha una frequenza di 1/24. Per descrivere in maniera più esauriente un fenomeno ritmico che presenta delle variazioni in individui diversi è necessario parlare anche di 'ampiezza'. Ritornando all'esempio della temperatura corporea appare evidente che se la frequenza è più o meno simile in tutti, la punta massima e la minima possono essere molto diverse da un individuo all'altro. Questa differenza si chiama 'ampiezza del ritmo'. Oltre alle differenze di ampiezza, due o più individui possono differenziarsi per i tempi in cui il picco e la caduta della temperatura corporea compaiono durante la giornata. Quest'ultima differenza si chiama 'fase'. Per esempio, se una persona lavora di giorno e l'altra di notte, i picchi delle loro temperature corporee sono tra di loro fuori fase di 180° o, più semplicemente si trovano in posizioni opposte. Se poi prendiamo come punto di riferimento i valori medi di una popolazione abituata a lavorare di giorno e a dormire di notte, troveremo che il lavoratore notturno è fuori fase per quanto riguarda la temperatura corporea. Anche nell'ambito di uno stesso individuo si può parlare di ritmo 'in fase' e di ritmo 'fuori fase'. Per esempio, se in una donna l'ovulazione compare sempre tra il 12° e il 13° giorno, o sempre tra il 15° e il 16° giorno, diremo che è in fase, se al contrario in un ciclo compare al 12° giorno e in quello successivo al 16°, diremo che è fuori fase."
martedì 31 gennaio 2012
La Ciclicità (3 parte)
("La Ciclicità", 3 parte)
Prima di passare alla spirale logaritmica, diamo un'occhiata veloce ad una serie di spunti di riflessione offertici da M.Livio. "Nella letteratura matematica specialistica, il simbolo consueto per indicare il rapporto aureo è la lettera greca "TAU" ( ), dal greco tomé, 'taglio' o 'sezione'. Ma all'inizio del XX secolo il matematico Mark Barr ha introdotto l'uso, al posto di Tau, della lettera PHI ( ), dall'iniziale del nome del grande scultore Fidia, vissuto tra il 490 e il 430 a.C. I capolavori di Fidia sono considerati l'Athena Parthenos di Atene e lo Zeus del tempio di Olimpia." (op. cit., p.15) Il rapporto aureo sembra avere una connessione anche con la Luna:"...il riferimento è alla posizione di un anno solare entro il ciclo di 19 anni dopo il quale le fasi lunari ricorrono alle stesse date." (op. cit., p.18) Poco più avanti, l'astrofisico ci mostra che il rapporto aureo collega tra loro: una mela, la stella a cinque punte, un tipo di conchiglie, la disposizione dei petali dei fiori, l'accrescimento delle foglie sui rami. "Si prenda una comunissima mela (...) e la si tagli da parte a parte: constateremo che i semi sono disposti in modo da formare una stella a cinque punte, o pentagono stellato o pentagramma (fig.3). Ebbene, in ciascuno dei cinque triangoli isosceli che formano le punte del pentagramma il rapporto della lunghezza di uno dei lati con la base (implicita) è uguale alla sezione aurea: 1,618..." (op. cit., pp.18-19) In seguito, ci viene presentato un gesto fatto dal Buddha, la presentazione di una rosa al posto di una spiegazione a parole: "La rosa è spesso considerata un simbolo dell'armonia, dell'amore e della bellezza (...) i petali della rosa sono disposti secondo una regola precisa: una regola basata sul rapporto aureo." (op. cit., pp.19-20) E, poi, le conchiglie: "Per quanto riguarda il regno animale, chi non conosce le belle strutture a spirale delle conchiglie, costruite da quegli inconsapevoli architetti che sono i molluschi - in particolare quelli del genere Nautilus, a conchiglia concamerata (come il Nautilis pompilius, fig.4)? Lo Shiva danzante degli Indù ha in mano una conchiglia di questo tipo, considerata uno degli strumenti della Creazione. Le conchiglie hanno anche ispirato molti architetti. Per esempio, l'americano Frank Lloyd Wright ha basato il progetto del Museo Guggenheim di New York sulla struttura del nautilo. Nel museo, i visitatori procedono scendendo una rampa a spirale, mentra la loro sensibilità estetica è saturata dall'arte che osservano, proprio come il mollusco occupa a poco a poco lo spazio disponibile costruendo la sua successione di scompartimenti a spirale. (...) anche la crescita delle conchiglie a spirale segue uno schema governato dal rapporto aureo." (op. cit., pp.20-21) "La successione delle foglie e dei rami ha (...) una componente rotatoria che, con l'avanzamento verso l'alto, traccia intorno al fusto un'elica immaginaria. Schemi analoghi di unità ripetitive sono formati anche dalle squame delle pigne e dai semi del girasole. Il fenomeno ha il nome scientifico di fillotassi (dal Greco: 'disposizione delle foglie'). (op. cit., p.165)
Ritornando all'ambito geometrico-matematico, ci viene fatto notare che "...i poliedri regolari che (come il cubo) possono essere inscritti in una sfera e, in particolare, il dodecaedro (un solido a dodici facce ognuna delle quali è un pentagono regolare) sono strettamente legati al rapporto aureo." (op. cit., p.21) Ci viene anche indicato il fatto che "...il rapporto aureo compare (...) in molte celebri composizioni musicali. In generale, il rapporto aureo è stato usato in alcune opere d'arte per aumentare, per così dire, l'efficacia (visiva o acustica)." (op. cit., p.21) Una caratteristica molto importante del rapporto aureo, trasposto nell'ambito logaritmico, è costituita dalla sua capacità di rappresentare un processo di accrescimento graduale, il più graduale! Infatti, il rapporto aureo è il più lontano di qualunque altro numero irrazionale dal poter essere espresso con una frazione. Dunque, nel caso del rapporto aureo, ci si trova di fronte al più irrazionale dei numeri irrazionali!
La spirale logaritmica è un tipo di linea che viene usata in matematica proprio per illustrare la proprietà della sezione aurea. La caratteristica di questa spirale è, infatti, che la crescita del raggio per unità angolare è proporzionale al raggio stesso. "La spirale logaritmica è anche chiamata 'spirale equiangola', un nome coniato nel 1638 dal matematico e filosofo francese Cartesio (1596-1650), inventore di quel sistema di coordinate, dette appunto 'cartesiane', basate su due assi ortogonali, tuttora usato per definire la posizione di un punto su un piano. L'aggettivo 'equiangola' rispecchia un'altra proprietà unica della spirale logaritmica: tracciando una linea dritta dal polo (punto iniziale) a un punto qualunque della spirale, questa intercetta la curva formando sempre lo stesso angolo (fig. 41). I falconi usano questa proprietà durante la caccia." (op. cit., pp. 180-181) E alle pagine 181-182, leggiamo:"Ancora più stupefacente è che la spirale osservabile nei foraminiferi unicellulari, nei girasoli e nel volo del falcone si trovi in quei sistemi di stelle riunite insieme su un piano comune, come quelle della Via Lattea (...) queste formazioni, che sono state anche chiamate 'universi-isole', sono gigantesche galassie formate da centinaia di miliardi di stelle come il nostro Sole. Studi effettuati con l'Hubble Space Telescope (dove lavora l'autore) hanno rivelato l'esistenza di un centinaio di miliardi di galassie nell'universo visibile, molte delle quali sono 'galassie spirali'.
Adesso, facciamo un bel respiro, lasciamo una suono nell'espirazione, magari emettiamo un bel "Haaaaa!", sciogliamoci un po', possiamo anche fare un giro per la stanza e sgranchire le gambe. Godiamo del fluire della vita in noi, del nostro essere vita!Quando riprendiamo a leggere, teniamo conto del panorama fatto di molteplici rappresentazioni in cui abbiamo spaziato, dal campo del sacro al campo dell'arte, dal campo delle scienze matematico-geometriche ai campi della botanica e della zoologia. Ora, passiamo ad interessarci del collegamento della ciclicità con la ritmicità, e lo facciamo inoltrandoci nel campo della cronobiologia, dal Greco 'kronos', la scienza che studia le fluttuazioni periodiche di funzioni e parametri biologici degli organismi viventi. Questi cicli sono anche detti ritmi biologici, o ritmi della vita. Possiamo dire che il rapporto tra "ciclo" e "ritmo" stia nel fatto che il ciclo definisce un insieme temporale caratterizzato dall'alternarsi di fasi opposte-complementari; il ritmo, all'interno di questa "forma-tempo", definisce le scansioni delle varie fasi, ovvero la loro durata. In realtà, la ciclicità e la ritmicità sono così strettamente connesse - tanto da sembrare impossibile che possano esistere una senza l'altra! - da essere usate spesso come sinonimi. Così, per esempio, il ciclo mestruale è un esempio di ritmo biologico, e i metodi di rilevazione dell'ovulazione sono chiamati "Ritmi". Mi interessa particolarmente far notare che alla base della nozione di "ritmo", sembra stare la coppia concettuale "quantità/qualità", espressa nell'alternarsi del "continuo/discreto" all'interno dei fenomeni, secondo diverse configurazioni formali. Le variazioni dei tempi e della durata dell'attività biologica degli organismi viventi vengono studiati relativamente a molti processi essenziali negli esseri umani, negli animali e nelle piante. Sono stati definiti tre tipi fondamentali di ritmo biologico rispetto alla durata complessiva del ritmo stesso:
- ritmo circadiano, di circa 24 ore ("dies" = "giorno" in Latino), come il ciclo veglia-sonno;
- ritmo infradiano, cioè meno (infra-) frequente di 24 h, e quindi più corto di un giorno, come il ciclo del sonno REM (quello con i sogni) che è di 90 minuti (durata media anche dei film!); il ciclo nasale che è di 4 h; o il ciclo di produzione dell'ormone della crescita, che è di 3 h;
- ritmo ultradiano, più (ultra-) frequente di 24 h, e quindi più lungo di un giorno, come il ciclo mestruale, che è di circa 28 giorni.
(continua)
domenica 29 gennaio 2012
La Ciclicità, (2 parte)
Proseguendo con Ejzestejn la nostra ricognizione relativa alla presenza della linea serpentina, ci viene descritta, a p.43, la sua desacralizzazione e riduzione ad elemento di cultura estetica. Rispetto a questo nuovo ruolo, ci viene presentato un famoso saggio dedicato alla linea serpentina, "Analisi del Bello", di William Hogarth (1753), che la definisce "linea del Bello" per la sua capacità di fascinazione. Hogarth la pose alla base dell'arte di variare bene, in quanto questa linea si presta alla più grande multiformità di variazioni possibili: "The art of composing well is no more that the art of varying well." (L'arte del comporre bene non è altro che l'arte di variare bene.) Grazie alle riflessioni di Hogarth, ci rendiamo conto che, al contrario, l'arco circolare e la retta costituiscono un elemento statico. Ed anche che la linea serpentina. o linea della varietà e del Bello, fanno parte della natura e di noi, basta porre attenzione al movimento corporeo che è ondeggiante, come si può notare osservando l'ombra del capo di una persona che si muove lungo un muro. Da qui, Hogarth passa ad esaminare le danze.
Ma rimaniamo nell'ambito del corpo umano: le ossa non si sviluppano in linea retta, ma mostrano avvitamenti, e i muscoli che vi si inseriscono e che li avvolgono mostrano, a loro volta, linee serpeggianti, particolarmente negli arti. Poniamo attenzione al fatto che la linea serpentina rappresenta la spirale in proiezione orizzontale. Hogarth la visualizzava come una linea che avvolge un cono, dunque, come una linea che sorge da un punto, che si svolge e si riavvolge, ritornando ad essere un punto.
Un altro testo viene citato da Ejzestejn, "The curves of Life" di Th. A. Cook (London, 1914), dove viene affermato che la linea serpentina rappresenta la linea e la forma che caratterizzano il processo di crescita e del movimento organico con i seguenti esempi: peristalsi, traiettoria di un'ala, andatura umana, elica dell'apparato seminale del Tiglio, il tronco dell'albero, la formazione di alcune conchiglie, dell'osso umano, il movimento dello spermatozoo, di un uragano, del vento del deserto. (op. cit., p.48)
Per fare un ponte tra arte e scienza, ora, ci avvarremo delle parole di uno dei due curatori della raccolta a cui stiamo facendo riferimento. A p. 20, Stefano Ruggeri scrive: "Volendo ricondurre le acute osservazioni di Hogarth sulla presenza in natura e nell'arte della linea serpentina a studi scientifici di morfologia, ci si rende immediatamente conto di come lo sguardo del pittore inglese si fosse posato su qualcosa di ben noto alla ricerca. La linea serpentina non era altro che lo sviluppo tridimensionale di ciò che per i matematici è la spirale logaritmica. Questo particolare tipo di conica, già conosciuta e studiata dai Greci, è presente in natura; molte strutture organiche hanno una disposizione a spirale logaritmica, si guardino le corna di alcuni animali o l'infiorescenza del girasole, la conchiglia del Nautilus pompilius o la traiettoria di volo dei falconi durante la caccia. Benchè come sottolinea D'Archy W. Thompson in uno degli studi più noti di morfologia ("Crescita e forma", Boringhieri, 2001, pp. 191-222), non esista una sola legge di accrescimento o d'accumulo a governare lo sviluppo di queste forme che sono biologicamente diverse, esiste invece un'innegabile e sola legge matematica. Indissolubilmente legati agli studi sulla spirale logaritmica sono due altri principi matematici, allo stesso modo ricorrenti nella morfologia naturale, la sezione aurea e la sequenza numerica di Fibonacci." Si può dire, dunque, che ci troviamo di fronte alla rappresentazione geometrico-matematica della ciclicità. In particolare, possiamo dire che la sezione aurea rappresenta un caso particolare di proporzione, particolare perchè amalgama sia il significato quantitativo che quello estetico di proporzione. Dunque, unisce l'aspetto quantitativo con l'aspetto qualitativo dell'esperienza, anche ad un livello conoscitivo-rappresentativo. Mi sembra interessante ricordare che, dal punto di vista simbolico-mitologico, tutto questo era rappresentato dagli amplessi di Marte - aspetto quantitativo-energetico - con Venere - aspetto qualitativo-sensoriale -, ritratti dai Greci e, poi, ripresi ampiamente, non a caso, nel Rinascimento. E come non ricordare la caratteristica curva del tratto leonardesco?!
"Nel Rinascimento al principio di sezione aurea fu collegato un carattere di perfezione estetica. Per i trattatisti del Cinquecento la sezione aurea è il rapporto perfetto di proporzionalità, quello che meglio corrisponde al concetto di unità nella diversità." (op. cit., p.26) "Il rapporto aureo è uno splendido esempio di quel profondo senso di meraviglia cui Einstein attribuiva tanta importanza. Secondo Einstein 'quella del mistero è la più straordinaria esperienza che ci sia dato vivere. E' l'emozione fondamentale situata al centro della vera arte e della vera scienza.'" Così ci introduce allo studio della "divina proporzione" Mario Livio, astrofisico, nel suo libro di successo: "La sezione aurea. Storia di un numero e di un mistero che dura da tremila anni" (2008, quarta edizione).
La meraviglia, il mistero, il piacere di vivere possono venire espressi - si è cercato di farlo - in termini geometrico-matematici attraverso il rapporto aureo. Ma vediamo di ricordarci in cosa consiste questa rappresentazione geometrico-matematica, perchè tutti/e l'abbiamo studiata a scuola, nella versione attribuita ad Euclide, colui che è stato considerato il fondatore della geometria in quanto sistema deduttivo, nel terzo secolo a.C. Euclide fu colpito da un particolare rapporto di lunghezze, ottenuto dividendo una linea secondo quella che chiamò la sua "proporzione estrema e media": "Si può dire che una linea retta sia stata divisa secondo la proporzione estrema e media quando l'intera linea sta alla parte maggiore così come la maggiore sta alla minore." ("La sezione aurea", p. 12)
"...il valore esatto del rapporto aureo (il rapporto AC/CB nella figura 2) corrisponde al numero 1,6180339887...con infinite cifre decimali prive di sequenze ripetitive..."(op. cit., p.13), si tratta, dunque, di un numero interminabile, che "non appartiene né alla famiglia dei numeri interi (i "numeri" per antonomasia: 1, 2, 3...) né a quello dei rapporti tra gli interi (come le frazioni 1/2, 2/3, 3/4...)..." (op. cit., p.13); queste due categorie - numeri interi e rapporti tra numeri interi - erano state chiamate "numeri razionali". La scoperta del rapporto aureo, nel V secolo a.C., fu la scoperta - sconvolgente! - di un altro tipo di numeri che vennero chiamati "numeri irrazionali". "Il fatto che la sezione aurea non si possa esprimere per mezzo di una frazione (cioè come un numero razionale) significa semplicemente che è impossibile trovare due numeri interi il cui rapporto corrisponda esattamente al rapporto delle lunghezze di AC e CB della figura 1. (...) Quando, come in questo caso, due lunghezze non sono multipli interi di un'unità di misura comune, sono dette incommesurabili. La scoperta che il rapporto aureo è un numero irrazionale fu, quindi, anche la scoperta dell'incommensurabilità." (op.cit., pp.14-15) Irrazionalità, infinito, incommensurabilità, concetti esplosivi che il "razionalismo" occidentale ha portato in sé, fin dal suo inizio, come contraddizioni da tenere a bada, anche da nascondere, e che avevano a che fare - guarda caso! - con la natura, con il piacere di vivere, con la ricerca dell'armonia tra gli opposti!
(continua)
mercoledì 18 gennaio 2012
LA CICLICITA'
Livia Geloso, gennaio 2012
Il logocentrismo occidentale ha spezzato la ciclicità e si è ritrovato in mano la "circolarità" e la "linearità" disgiunte. Non ne è venuto niente di buono da questa disgiunzione: la circolarità, il ritorno quotidiano e piatto dell'uguale, ha caratterizzato l'attività "femminile" di cura, accudimento e riproduzione della forza-lavoro nell'istituzione-famiglia; la "linearità" ha caratterizzato l'attività "maschile", esprimendosi perfettamente nella "catena di montaggio" dell'istituzione-fabbrica, prima, e poi nella frenesia del mercato finanziario, dove nulla è prevedibile, dove si corre verso l'autodistruzione del sistema e del mondo. Come sta dimostrando la crisi economica in corso, prima crisi provocata dal folle gioco finanziario, folle proprio in quanto ha perso ogni rapporto con la concretezza della vita. E' evidente che occorre cambiare marcia. Forse, la riflessione sulla necessità del recupero, prima di tutto, esperienziale, della ciclicità, può contribuire al cambiamento. Io lo spero. Riprendiamoci la vita, (ri-)cominciamo adesso! La "ciclicità" è, prima di tutto un'esperienza, un'esperienza che riunifica tempo e spazio, tempo e corporeità. La ciclicità è la vita in noi, ed anche il nostro "essere vita". La ciclicità è un'onda, l'onda del nostro respiro, l'onda circolatoria del nostro sangue, l'onda delle nostre emozioni. La ciclicità è la possibilità di tornare, trasformandoci, e di andare avanti senza perdere ciò che è fondamentale...e di fare entrambe le cose insieme! La ciclicità non è "circolarità", ovvero, una "linearità" che gira su se stessa. La ciclicità è l'insieme della "circolarità" e della "linearità", potremmo dire che è l'insieme del "femminile" e del "maschile", dello "yin" e dello "yang". E' un movimento circolare che si dipana lungo un asse, che gli ci si attorciglia intorno, che lo avvolge.
Facciamo una breve nota antropologica e vediamo che l'Occidente ha tacciato di "circolarità" arcaica e ripetitiva le culture tradizionali, ovvero tutte le altre culture, contrapponendosi ad esse come unico esempio di "linearità" progressiva e progressista! La ciclicità, dunque, è una "esperienza" ma è anche una "rappresentazione": si tratta di riunificare anche qui una scissione logocentrica che segna l'inizio della storia dell'Occidente, e di provare ad affermare che nella contrapposizione "logos/vita", non è al concetto di "logos" che intendiamo più dare la precedenza e il valore, anzi, che vogliamo proprio cambiare modo di pensare il "logos", ovvero, il "pensiero razionale" e la sua funzione. Perché è possibile pensare la vita a partire dalla vita, non come un dono, ma come il fondamento; pensarla nel modo più completo possibile, quindi, in dialogo con la morte, con la morte come sua parte integrante, non come suo opposto inconciliabile.
Proprio il dialogo tra gli opposti è stato messo in crisi, soprattutto in Occidente, qualche millennio fa, ed è al risanamento di tale dialogo che è dedicato questo lavoro sulla ciclicità, ed anche alla "forma" di tale dialogo: la linea serpentina. La linea serpentina esprime graficamente il movimento perenne che avviene attraverso il trapasso nell'opposto. Ne parla diffusamente il grande regista russo Sergej M. Ejzestejn nelle sue riflessioni sul montaggio cinematografico, riportate nell'interessante raccolta "Il teatro e le leggi dell'organicità" (2006) a p.41: "Esiste una linea che sia sotto il profilo formale che sotto il profilo tematico si è dimostrata provvista di un senso che agisce sul piano dell'immagine. Ed è una linea di questo tipo ( disegno di una linea ondulata come la lettera "S" coricata). Essa esprime graficamente la legge di costruzione dell'intreccio narrativo. Essa realizza il massimo avvicinamento plastico alla figurazione di un contenuto psicologico contraddittorio. Si tratta di un'iscrizione grafica di questa regolarità fondamentale: il trapasso di ogni singola azione e dell'intero corso dell'azione nel proprio contrario." E ancora, sempre a p.41, leggiamo:"...la nostra linea è di per se stessa significativa, in quanto essa procede a mettere graficamente in immagine uno dei processi essenziali della formazione e movimento di un ordine naturale prestabilito. Se le cose stanno così, dobbiamo legittimamente aspettarci che questa importante linea curva sia stata utilizzata anche in tempi e luoghi remoti sul piano simbolico e culturale. E, in effetti, essa compare, per esempio, in Oriente, con un valore simbolico molto preciso, di solito, racchiusa in un cerchio (disegno del simbolo del Tao)." Nel pensiero cinese taoista questo è il simbolo della "generazione": rappresenta due draghi, uno bianco e uno nero, che si inseguono all'interno del cerchio, ovvero, rappresenta la natura duale-processuale della realtà, composta dallo yin e dallo yang, le due forme dell' energia, tra i vari significati.
(continua)
